Il percorso Napoleone

Il percorso Napoleone

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Il 9 marzo 1799 Napoleone – insieme a circa 13.000 uomini – lanciò l’assedio di San Giovanni d’Acri, la capitale della Terra di Israele.

In pratica, il suo scopo era completare la conquista di Israele, per annetterla alla colonia permanente francese in Egitto e indebolire in questa sede la forza di terra dell’esercito turco che era stato mandato ultimamente per espellerlo. Aveva a disposizione circa due mesi perchè dopo doveva affrettarsi a tornare per attendere l’arrivo delle navi dalla Turchia sulle coste di Alessandria.

I francesi presero d’assalto le mura di San Giovanni d’Acri per sei volte, senza successo. I loro cannoni, che erano ubicati di fronte alle mura orientali, non furono in grado di distruggere le fortificazioni, che erano state costruite da Daher el-Omar, il quale aveva governato la città a metà dello stesso secolo. I protettori della città si rivolsero all’Ammiraglio inglese Sir William Sidney Smith per ricevere aiuto, e questi ricette l’ordine di fare qualsiasi sforzo per evitare la caduta di San Giovanni d’Acri.

Di conseguenza, i marinai delle sue navi parteciparono alla lotta per la difesa e l’ingegnere principale, il colonnello francese Phelippeaux, lavorò indefessamente per restaurare le mura, fare aggiunte alle sue fortificazioni e ordinare lo scavo di contro-gallerie per demolire le gallerie francesi: grazie a queste gallerie Napoleone intendeva indebolire la torre all’angolo nord-orientale, posizione che aveva definito come destinazione principale per la conquista e l’irruzione nella città.

Il motivo principale grazie al quale le mura rimasero integre fu il fatto che l’artiglieria di assedio, che Napoleone usava per sparare dalla poppa delle navi, fu catturata interamente da Smith e da lui innalzata sulle mura. Non solo Napoleone perse direttamente i suoi pesanti cannoni, ma questi furono usati per respingerlo.

Napoleone non si arrese e riuscì anche a circondare la città con tre file concentriche di fossati, di cui il più interno arrivava sino al fossato della città. Nel corso della battaglia nei pressi del Monte Tabor, distrusse l’esercito del Pashà di Damasco che stava cercando di soccorrere gli assediati.

Pareva che si fossero create le condizioni adatte per la conquista della città quando il 6 maggio arrivò l’aspirato carico di cannoni di largo calibro dall’Egitto. Napoleone decise di attaccare il giorno successivo l’arrivo nel porto di San Giovanni d’Acri della flotta di soccorso turca, che cominciò subito a portare corpi d’armata freschi e armi di diverso tipo.

Questa volta, i cannoni fecero il loro lavoro e il Generale Lannes entrò nella città attraverso la breccia aperta nel mezzo delle mura orientali, ma con grande sorpresa si imbattè in una linea di difesa interna che Phelippeaux aveva addestrato al riparo delle mura lungo tutto il fronte orientale. Le forze francesi non erano preparate per sopraffarre un altro ostacolo e furono respinte, subendo molte perdite.

La preparazione della linea di difesa interna fu eseguita con l’aiuto del consulente ebreo di Pacha, il ministro Haim Farhi, che organizzò gli 8.000 – 9.000 residenti nella città come servizio sussidiario.

Napoleone capì che non sarebbe riuscito a conquistare San Giovanni d’Acri con le sue forze che diventavano sempre più piccole mentre si avvicinava l’arrivo dei turchi. Il 20 maggio Napoleone cominciò il suo viaggio di ritorno verso l’Egitto e da lì in Francia. Il suo sogno di un impero in oriente era svanito. Ciò nonostante il viaggio costituì in punto di inizio di tutti gli sviluppi contemporanei nella nostra regione, compresa la formazione del movimento Sionista.


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